33 ORE

Recensioni

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SentireAscoltare, 04/2009

VOTO: 7.5
Il contenuto e la forma piacevolmente avvinghiati. Canzone d'autore, certo, ma alla maniera di Marcello Petruzzi, di professione musicista. Uno che nei Caboto frequentava tecnica e preziosismi e nei Franklin Delano affinava stile e melodia, in previsione di un progetto solista quasi inevitabile. 33 Ore: saliscendi melodici appiccicati a un jazz in pillole, ad arrangiamenti minimali ma raffinati (ottoni, archi, wurlitzer, batteria, chitarre, tastiere, la strumentazione), ma soprattutto a un presente autobiografico ancorato profondamente al passato. Quello dello stesso Petruzzi. Sembra evidente in brani come Diventi nuvola, con le atmosfere rarefatte e la disillusione à la Piero Ciampi che traspare da ogni dove. Tanto che viene da pensare che il Nostro abbia perfettamente appreso le dinamiche alla base del lavoro dei cosiddetti “cantautori”, sintetizzate a dovere in quell'irrefrenabile desiderio di liberare sullo spartito i vuoti dell'esistenza e le sue contraddizioni. Il tutto senza filtri che garantiscano l'anonimato e con il rispetto per la materia che ogni buon neofita dovrebbe sempre dimostrare. Un'innocenza nascosta dietro alle andature a singhiozzo e nei ricordi malinconici della title track, confusa nel battere morbido di Un nome, mascherata dalle inquietudini di Per quando mi mancherai, cullata dagli archi di Gennaio, sottolineata dal blues di Gioca. Dovessimo contestualizzare la musica di 33 ore, ci affacceremmo probabilmente sugli anni sessanta, epoca di crooner in bianco e nero dalla spiccata eleganza e i significati profondi, da cui il Nostro riprende il mood e il coraggio per una scrittura ricca di particolari. Soppesati, magari, da un Nick Drake periodo Bryter Layter capace di collezionare rime di spessore su tablatures originali e di farsi rapire dalle strutture ariose della musica. Insomma, segni distintivi di una proposta già matura in cui le potenzialità di una parte musicale plastica e multiforme si sommano al carattere introverso della poetica. Per dar vita all'ennesimo disco di valore in un inizio 2009 a dir poco sorprendente. (Fabrizio Zampighi)

The Music Wanderer, 04/2009

“Quando Vieni” è il primo album di 33ore, ed è anche uno dei migliori album di musica italiana che mi è capitato di sentire recentemente. Le canzoni di 33ore nascono con una vena sicuramente acustica ma sul disco rinascono arricchite da diversi strumenti, che le rendono veri e propri racconti, immagini di una vita tremendamente famigliare. Mentre si ascolta il disco, con lo scorrere delle note riesci a vedere tutti quei personaggi e un po’ ti riconosci in loro perchè capisci che è tutto troppo vero: sono 11 tracce che contengono storie di solitudine, amore, malinconia, rabbia ed abbandono. Mi piace vedere questo disco come un quadro moderno, dove le immagini create dalle parole e dalle melodie, sono la vera materia da descrivere e raccontare. Il progetto di 33ore si può facilmente inserire in quel gruppo di giovani cantautori “(post-)moderni” italiani, che dopo aver recuperato la tradizione della migliore musica italiana, ci hanno ricordato che oggi la musica non è fatta solo di canzonette, ma di melodie e testi sicuramente molto meno banali di molta musica straniera. (Ornella Benedetti)

Snaturarock, 04/2009

Il disco di 33ore, ovvero Marcello Petruzzi sarebbe un esordio di tipo tradizionale, in un mondo ideale. Oppure forse sarebbe meglio dire che "Quando vieni" è tradizionale nel modo in cui piacerebbe a me ma così non è. Canzoni vive vive con le strofe belle, con le storie raccontate con semplicità e leggerezza, con la voce pulita di Marcello davvero molto duttile ma senza fronzoli. I fronzoli ci sono negli arrangiamenti che diventano preziosità. Un disco che mi è entrato nel cuore, spero anche voi abbiate questo regalo, uno di questi giorni. (Francesca Ognibene)

Rumore, 05/2009

VOTO: 8
Deliziosa scoperta l'esordio solista di Marcello Petruzzi. Il cantautore tarantino si destreggia così abilmente con le parole, in modo talmente delicato e piacevole, da parer nato con la penna in mano, riuscendo ad affrontare gli argomenti più crudi con eleganza e tatto non comuni. Un plauso va pure allo stile interpretativo oltre che compositivo: la voce affascina, carezza l'ascolto e tocca il cuore. Discrezione e buon gusto rimarcano ancor più l'ironia che apparentemente sfugge ma che permea un disco comunque incentrato sulla vita e le più intime sensazioni del protagonista. Gli arrangiamenti, estremamente curati, fanno suonare gli strumenti Voci al pari della voce, che pur è in primo piano. Canzone d'autore ispirata e dotata di tanta personalità da rendere quest'album un vero gioiellino. Una chicca dove nulla è fuori luogo ma tutto è profondamente intenso e cardiaco. Chapeau! (Barbara Santi)

BlowUp, 05/2009

VOTO: 7
Marcello Petruzzi moltiplica la carne al fuoco del precedente ep, scatta fotografie sofferte e indolenti un po' da scuola romana, le parole prendono il sopravvento in arrangiamenti bizzarri, acidi, corali: "E avere voglia di piangere ora per quando mi mancherai davvero" al sax, vecchie valigie e sedie rotte. Qui per rimanere. (En.Ver.)

Rocksound, 05/2009

VOTO: 7
Nuovo canzoniere italiano. Quell'altro pezzo d'Italia, paese "reale" e fieramente ai margini, che se ne frega del fattore X, dei riflettori e dei lustrini da prima serata. Dopo Ministri e Luci Della Centrale Elettrica, un altro nome fuori dal coro: quello di Marcello Petruzzi, in arte 33 Ore, moniker sotto al quale esordisce oggi come solista dopo una lunga militanza fra le fila dei Caboto. 10 canzoni registrate in regime semiacustico all'insegna di una libertà espressiva e di una sensibilità poetica a tratti vicina a quella di Benvegnù (ma impegnato a suonare coi Karate). (NT)

Rockerilla, 05/2009

VOTO: 7
Caboto, Franklin Delano, Blakeee, 4fioriperzoe, Nordgarden, A Black Ego: passa attraverso quelle sigle gran parte della vicenda artistica di Marcello Petruzzi, titolare unico del progetto 33 Ore. E' così un percorso musicale tra i più avventurosi quello che prelude a questa dozzina di episodi, una storia fatta di sofisticate – se non proprio iniziatiche – frequentazioni sonore, una somma di esperienze che qui si riflette in maniera significativa in canzoni dal taglio marcatamente cantautorale e dall'attitudine spiccatamente indie e sperimentale. Se suoni e arrangiamenti obbediscono perciò a disegni ancora in via di definizione, qui si può già apprezzare il deciso impegno – musicale e lirico – di Petruzzi a ritagliarsi un profilo espressivo molto personale e intrigante. Fuori dal coro. (Elio Bussolino)

LoudVision, 05/2009

“Fuori da ogni orologio”. Scegliere di render propria l'eredità di Battisti, fatta di parole ben scandite e di metafore che si susseguono, non è una decisone semplice. Ma il campo è tra i più affascinanti, e la lingua italiana calza a pennello sui ritmi lenti delle corde di chitarra appena sfiorate. Insomma, l'intenzione è delle migliori. La premessa di cui parliamo è quella del lavoro di 33 Ore, progetto solista di Marcello Petruzzi che col suo "Quando Vieni" propone undici tracce rinchiuse in sensazioni ben dettate, come per parlare al più intransigente degli animi, alla più sorda emozione. Malinconia, storie di amori che fuggono e sussulti di un'incomprensione sono i temi fondamentali di un'opera che sfoggia eleganza sin dal primo ascolto. Frutto di una già citata eredità del bel canto italiano, che stavolta suona con le parole del livornese Petruzzi. Tim Buckley e Nick Drake, insieme a Robert Wyatt, sono i lampi che dall'alto illuminano il percorso che 33 Ore disegna con impeccabile precisione. Con la sicurezza del cantautore che alla parola affida anche la più tenue delle percezioni. Con l'imbarazzo dell'uomo che si arrende dinanzi alla musica, come una dea alla quale sacrificarsi. Il tutto condito in un piatto di immagini fatte di disegni che parlano con le note, di visioni materializzate sulle corde di una chitarra che accompagna la voce narrante. E una voce narrante che diventa protagonista e muta in volto le espressioni secondo il cambio d'abito del momento. Dei piccoli fragilissimi film capaci di sconvolgere per la sorpresa di una verità o per l'amaro di una delusione. "Quando Vieni", il brano che dà il titolo all'album, è l'esplosione della quotidianità, in "Per Quando Mi Mancherai" il bisogno di appartenenza viene mascherato da preghiera e presentato in una sorta di rito sacro, con tanto di coro che risponde. L'intimità che si apre ad una forma superiore. Come una religione alla quale mancano inferno e paradiso. "Diventi Nuvola" è un desiderio e "Gennaio" smette di essere uno dei dodici compagni. Tutto si fa personale, tutto appartiene all'animo e alle sue creature, sogni e paure comprese. Piccoli segreti detti a voce alta per prenderne coscienza e per digerire storie del comun vivere. Col garbo cantautoriale che l'Italia sembrava aver perso. Un ottimo e confortante primo disco da solista. (Micaela De Bernardo)

Audiodrome, 05/2009

Storie. Quella musicale di Marcello Petruzzi è bella carica di avvenimenti. Nato a Taranto nel 1976, trasferisce se ed ogni velleità sonora inquel di Bologna, dove avvia una carriera di bassista e chitarrista in forze agli storici Caboto. Nel frattempo, nel biennio 2005-2007, trova anche il tempo di partecipare attivamente alla seconda avventura americana degli ex Franklin Delano di Paolo Iocca e Marcella Riccardi, con i quali incide a Chicago il terzo disco, Come Home. Collaborazioni importanti anche con Christian Rainer, Comfort Quartet, 4fioriperzoe (importantissima nell’ottica di questo debutto) e Terje Nordgarden, confermano una volta per tutte come, nonostante Quando Vieni sia di fatto il suo vero debutto, Marcello non è certo un musicista di primo pelo. Sotto la direzione artistica dell’altra metà dei 4fioriperzoe, Matteo Romagnoli, con le ritmiche essenziali di Francesco Brini (Swayzak), i fiati di Elia Dalla Casa e Sofia Fattorillo, il morbido wurlitzer di Pietro Canali e gli archi del sempre grande Nicola Manzan a corroborare l’armamentario sonoro di 33 Ore, si dispiegano pezzi colmi di una sorta di concezione del cantautorato anni ‘70, riletto secondo lo stile molto personale di Marcello. Al centro di ogni pezzo il tempo, anche se non in forma diretta, ma protagonista con il suo dispiegarsi dolente e meraviglioso al tempo stesso, dispensando calci in culo e dolci carezze senza soluzioni di continuità. Sulfurea leggiadria tropicale “Un Nome”, amara riflessione tra il lounge e la pesante leggerezza di Dente “L’Ultima Stella”, riuscito marchingegno elettroacustico la title-track. Morbida alchimia di archi e chitarre “Penisola”, ombrosa e dal retrogusto blues terrigeno alla Bachi Da Pietra “Per Quanto Mi Mancherai”, i ritmi si fan più serrati in “Uno Splendido Pianeta”, mentre il caratteristico pizzicato chitarra in fingerpicking e un sentito assolo di armonica, adornano la splendida “Diventi Nuvola”. E allora si avverte la sensazione che da qui in avanti fosse il caso innestare la quinta ed affondare di intensità, ma si rimane nei - peraltro buoni - canoni di quanto espresso fino ad allora, con l’eccezione dell’ispirata “Cerco Una Ragione”. La strada intrapresa è comunque quella giusta. (Giampaolo Cristofaro)

Indiezone, 05/2009

La canzone d'autore palesata attraverso un veicolo moderno e un linguaggio complesso ma fruibile. Marcello Petruzzi, un geniaccio bolognese, esce allo scoperto con il suo progetto 33 ore, palesando dalle prime note, una notevole propensione per la canzone d’autore veicolata qui attraverso un linguaggio moderno ma fruibile, che gioca con il jazz e gli arrangiamenti minimali e scarni ma raffinati (tastiere, chitarre e batteria, ottoni, archi e wurlitzer). Così l’impalpabile album "Quando Vieni"è malinconico e stiloso, ma anche post-rock. Dal folk sperimentale di Un Nome, alla nostalgica L'Ultima Stella, poi la title-track, beffarda ed incalzante, Penisola, intimsta, Per Quando Mi Mancherai, improvvisazione ricercata, moderno songwriting ed efficace sperimentazione. Diventi Nuvola tende al jazz e folk in pillole alla Battiato e Morgan mentre Gennaio ricorda Roberto Angelini e Cerco una Ragione profuma di '60s. Infine Gioca è rassegnata e Polvere rimette in luce la meraviglia di Nick Drake. Quando la poesia sposa la sperimentazione… (Ilaria Rebecchi)

Lost Highways, 05/2009

“Voglio farti scendere un momento nel mio inferno ma non so se può bastare”. Così inizia Il nome, la prima traccia del disco d’esordio Quando vieni di 33ore, il progetto solista di Marcello Petruzzi (Caboto, Franklin Delano, Blakeeee, 4fioriperzoe). Essere cantautori si nasce. Si può nascere senza difese ed essere libri aperti di sensazioni. Il cantautore del nuovo millennio deve essere vero e deve vestire le parole di armonie che non si limitano al semplice accompagnamento ma sappiano essere un complemento alle immagini poetiche dei testi. Tutto questo riesce a 33ore in ogni suo brano. Nella title track Quando vieni e in Uno Splendido pianeta si possono rintracciare atmosfere particolari dove un’acustica si colora tra Lennon e Barret con dissonanze di fiati uniche. In Penisola sembra udire gli echi del De Gregori di Rimmel. Per quando mi mancherai è un karma interiore dove rimbomba l’incipit “Avere voglia di piangere ora per quando mi mancherai davvero”. Il capolavoro è Diventi Nuvola dove il fingerpicking introduttivo esplode in aperture eteree e suggestive come nuvole che si diradono all’imbrunire seguendo trame di armonica e versi densi… “e sanguini piove per solitudine e similitudine ti chiama una nuvola e diventi nuvola”. E’ un cantautorato delicato che in punta di piedi entra dentro e taglia l’anima come i pezzi di vetro di un Gennaio che resta impresso. 33ore è un grande talento che si pone nella scia della nuova generazione di cantautori italiani di questi ultimi anni e che il maistream finge di ignorare. (Vladimiro Vacca)

GlassHouse, 05/2009

VOTO: 8
Si intitola Quando Vieni ed è il disco d'esordio di 33Ore, al secolo Marcello Petruzzi.Undici brani di un folk cantautorale ben scritto, arrangiati sapientemente e - cosa più importante- ricchi di spunti davvero interessanti. Un disco, Quando Vieni, che potrebbe essere considerato un concept sulle storie sospese, siano esse d'amore, d'amicizia, di solitudine.E' così che Marcello Petruzzi ha deciso di proporre il suo primo lavoro full lenght, dopo un'esperienza decennale con i bolognesi Caboto, e svariate collaborazioni (Franklin Delano, Christian Rainer, 4fioriperzoe).In apertura Un Nome e bL'ultima Stella, due brani dall'impatto immediato, impreziositi da arrangiamenti eleganti e mai invasivi. Una storia, quella di L'ultima Stella, di anomala convivenza: un uomo che non torna mai, e una donna che scandisce la sua tristezza addormentandosi ogni notte davanti alla tv, nell'attesa di lui. Il tutto raccontato con un velo d'ironia, e sorretto da ritmiche non certo cupe.Notevoli anche Diventi nuvola, con chitarra e voce in evidenza, e Cerco una ragione, forse il brano più scarno a livello di arrangiamenti, perfettamente in accordo con un testo meravigliosamente ironico e amaro allo stesso tempo.Il disco chiude con Polvere, fatto di melodie gentili, chitarra e archi di Nicola Manzan (già Bologna Violenta, Baustelle, 4fioriperzoe). Una menzione va fatta anche per la presenza -nel disco- di Pietro Canali al wurlitzer, un pianista sommo, in grado di emozionare come pochi musicisti possono.33ore ci lascia dicendo io non ho più parole: noi speriamo che di parole ne abbia ancora tante da scrivere, con la stessa delicatezza e lo stesso impatto di Quando Vieni. (Anna Viganò)

Whipart, 05/2009

Di Marcello Petruzzi si conosce poco, ma basta nominare Blake/e/e/e e Franklin Delano che i buoni intenditori, rizzano le orecchie. Quando Vieni è il suo nuovo album, tutto da ascoltare.
Un disco caratterizzato da ricerca ed esplosione di originalità e melodie piacevoli, con degli alti e bassi, quasi fossimo sulle montagne russe, che lo rendono, a volte, troppo pretenzioso e disarmante. Quando Vieni è una alienazione di emozioni, sensazioni, stimoli, percepiti tra un crescendo e un diminuendo di sonorità acustiche. Forme che assalgono e sguardi che affascinano per un'eternità che manca, cercando quello che si è perso un attimo prima, cercando quel pezzo che si credeva avere in tasca, cercando lo splendido pianeta in cui diventare nuvola, parlare ancora di lei, scivolare sul sapone e immaginare un giorno come un altro.
Undici foto di ricordi che non danno mai tregua, salti nel buio, scale da scendere e salire, illusioni realistiche che avvolgono, per una musica che raffredda, riscalda, incanta e allontana, distrae e attrae: contrasti fondamentali di un disco che si pone ‘a reazione' della tradizione. (Annalisa Esposito)

il Tirreno, 05/2009

33ore è lo pseudonimo di Marcello Petruzzi, classe 1976, origini pugliesi, ma bolognese d’adozione, con una parentesi livornese ai tempi dell’adolescenza e con trascorsi artistici di tutto rispetto nell’underground italiano: basti citare che ha fondato gli ottimi Caboto, ha poi fatto parte dei Franklin Delano e ha variamente collaborato - tra gli altri - con Christian Rainer e Comfort. Insomma, uno a cui piace sperimentare sempre nuove strade. In questo progetto solista, il musicista si muove dal folk per confezionare una forma cantautorale ricca di spunti particolarmente interessanti. Appassionato della classica canzone d’autore, il nostro cerca di inserire in tale contesto tutta la propria cultura musicale, cultura maturata attraverso le esperienze precedenti. Una scelta che giova eccome alla ricchezza degli arrangiamenti del lavoro disacografico che si fanno apprezzare e riservano sempre piacevoli sorprese. Dai testi delle canzoni contenute in “Quando vieni”, si desume che l’autore non è certo un ottimista (“Voglio farti scendere un momento nel mio Inferno, ma non so se può bastare”, questo l’incipit del brano d’apertura), undici tracce che parlano di solitudine, tante delusioni e vite inevitabilmente sospese. (g.s.)

Rolling Stone, 06/2009

Sembra un po' la storia di molti ragazzi, studenti fuorisede, quella di Marcello Petruzzi, tarantino, classe 1976. Trasferitosi a Livorno a tredici, dove inizia il suo percorso musicale cominciando a suonare la chitarra e il basso elettrico nei primi gruppi scolastici, nel 1995 si trasferisce a Bologna per continuare gli studi artistici. È qui che milita in un gruppo che dirà qualcosa a chi ha seguito l'underground italiano a cavallo del cambio di millennio: i Caboto. Il gruppo si scioglie senza traumi nel 2007, ma la sua attitudine è in effetti stata per il musicista un'onesta scuola di massima libertà sonora. La sua esperienza prosegue con la collaborazione con i Franklin Delano, un'altra stella nostrana dalla breve ma fulgida esistenza. Con la band di Marcella Riccardi e Paolo Iocca registra a Chicago il terzo disco Come Home (basso elettrico e cori). Dopo le collaborazioni con numerose altre realtà della sfaccettata sfera bolognese, Marcello approda oggi al suo primo lavoro lungo da solista (dopo un precedente ep), con lo pseudonimo di 33 Ore. Undici soffi di suono, che a volte si fanno più grossi, ma senza mai alzare prepotenti la voce. Undici arrangiamenti differenti per un disco che mantiene un discorso unitario esemplare. Una produzione perfettamente calibrata per ogni pezzo, immediatamente unico pur coeso al resto dell'album. Abbiamo scelto per voi tre delle numerose sfumature di un disco che regala ad ogni ascolto qualcosa. Prima di tutto, la malinconia per il dover salutare per un po' quelle sere primaverili a colonna sonora delle quali il disco sembra essere composto. (redazione)

Mucchio Selvaggio, 06/2009

Marcello Petruzzi ha percorso una lunga strada prima di approdare ai lidi della canzone in italiano: componente di post-rocker anomali Caboto, ha dato vita al progetto 33Ore raccogliendo lungo la via della propria educazione musicale spunti eretici e influenze ai margini del rock – una certa indole canterburiana nel far flirtare pop surreale e soluzioni complesse, un approccio giocoso alla sperimentazione che in Italia è stato fatto proprio da poche e sparute individualità autoriali. Il risultato, nell'opera prima “Quando vieni” (anticipata lo scorso anno da un EP), ci regala una vena ispirata e una scanzonata indole che sconfina in dimensioni più intime e riflessive. Infiltrazioni etniche (L'oriente immaginato della title track, una specie di Juri Camisasca assalito, oltre che da fantasmi interiori, dal furore espressivo dei This Heat del secondo album, con fiati jazz innestati su una specie di raga acido e postindustriale, davvero impressionante), momenti di maggiore allineamento alle ultime propaggini cantautorali della penisola (“Diventi nuvola”, con un impianto più folk, il Benvegnù più sommesso di “Cerco una ragione”), e in sostanza, nel complesso, una manciata di esperimenti casalinghi che giocano a non fare troppo sul serio e che nella loro presunta “incompiutezza” esprimono tutta la loro grazia. Una novità decisamente interessante, in un panorama mediamente asfittico e autistico. (Alessandro Besselva Averame)

Comunicazione interna, 06/2009

Un cantautorato dalla forma personale, dalle sfumature singolari, dai testi in Italiano mai banali anzi tutt’altro, argomenti odierni di rapporti umani quotidiani e complessi di malinconie e paure affrontate con apparente semplicità, posati su suoni arrangiati con maniacale cura, il tutto rafforzato dallo stile di chi con il tempo ha saputo crearsi una chiara idea di cosa e come volerla esprimere. 33 ore progetto di Marcello Petruzzi, musicista con alle spalle anni di esperienza vedi Caboto, o la collaborazione con Franklin Delano che lo porta a suonare negli Stati Uniti, in questo "Quando vieni" cura oltre alla voce e ad i cori, le portanti e valide chitarre acustiche, il basso, tastiere e quant’altro, a far notare che in lui c’è un talento dal carattere polistrumentale, ben circondato in questo lavoro da ottimi strumentisti che arricchiscono quest’opera con sax e trombone vedi l’apertura di album con “Un nome” o nel più movimentato brano “Uno splendido pianeta”, o il wurlitzer sapientemente dosato in diversi brani, per non parlare delle orchestrazioni degli archi in “Gennaio “ o del minimale quanto azzeccato glockenspiel in "Polvere”, ma la nota particolare va al cantato semplicemente efficace e mai stancante, ottima anche la cura per i cori. 11 brani che compongono un’opera dal suono acustico leggero ma allo stesso tempo sporcato da minimalismi noise ed influenze che svariano e spaziano nei generi più diversi per soluzioni minimamente sperimentali e valide, un progetto questo che fa ben sperare per un rinnovamento nel cantautorato Italiano in un fase di promettente fermento nell’ultimo periodo, con il desiderio che brani quali “L’ultima stella” possano avere, anche perchè no, ordinari passaggi radiofonici. (Alessandro Mastrocola)

Mescalina, 06/2009

´Sarà un giorno alveare di cose da dire, con un nome che non mi va di portare´, questo è il refrain di "Un Nome", primo brano di Marcello Petruzzi, cantautore del progetto -33 ore- che debutta con il disco ´Quando Vieni´, firmando testi e produzione musicale. Appunto un giorno alveare, bugno, pieno di cose da dire e raccontare, con un nome, Marcello Petruzzi, che non gli va di portare, di sostenere ma soprattutto sopportare. La scrittura in tutto il disco è assolutamente di carattere intimo, con inviti a sprofondare dentro di se e non a caso il primo pezzo ha come espressione iniziale il voler far scendere un momento nell’inferno personale ed interiore del musico. Un disco che racconta di affetti lontani, sollevati da terra; amori che passano per la cornetta del telefono e che si contraddistinguono per stalli, crolli emotivi e repentine riparazioni per sopportare la fatica del distacco. ´L’ultima Stella´ è un pezzo pop, ritmico e regolare che racconta di Anna, la donna che sta aspettando a casa, addormentata sulla sedia rotta con la tv accesa, una musica regolare che si adatta perfettamente alla monotona storia. ´Quando Vieni´ sottolinea la fatica e la polvere che contraddistinguono la vita; qui la ritmica è più arguta e allo stesso malinconica. È importante sottolineare, come viene cantato in "Per quanto mi mancherai", che senza capire e vedere quello che siamo, concentrandoci solamente su quello che non abbiamo ancora, l’uomo è sviscerato dall’umiltà e dalla semplicità. Il disco del cantautore è accompagnato da ritmiche emotive e sostanziali, da accordi blues ma anche da synth coinvolgenti. Un lavoro musicale ricco di esperienza, di un musicista che prima di fare musica ne ha ascoltata tanta, e che nel riscrivere ha cancellato tutte le sue conoscenze, concependo libertà sonora. Il disco prosegue con ´Cerco Una Ragione´, che si concentra sullo strazio di accettare la perdita, il lascito del dolore, l’eredità di una storia finita. Il bilico è il tema centrale di ´Gennaio´, in cui rimanere in equilibrio nella solitudine è difficoltoso e impossibile per la vittima dell’amore. Lo scivolone miserabile che contraddistingue la precipitazione di episodi al limite, che si comprendono solo da lontano è il percorso finale di questo album. Parole scritte, scosse dell’umore, muri ed appalti della linfa vitale, un terremoto di angoscia e disfatta. Si chiude con ´Polvere´, il lavoro di 33 ore, che racconta quanto la frenesia della città alimenta le distanze e la comprensione; l’album si scioglie in una cadenza regolare e sfumata in un aria electro-pop e con una precisa frase di chiusura: ´Io non ho più parole´ (Valerio Rossi)

Live Rock, 06/2009

Cantautori si nasce. Si può affinare la tecnica, alimentare / trasformare la sensibilità, ma questa è una propensione che non si può indurre o imparare. Avete mai ascoltato quegli artisti considerati tecnicamente perfetti sotto ogni punto di vista? Non mancano comunque di qualcosa? Un qualcosa chiamato anima o, più freddamente, soggettività?. 33 Ore, all'anagrafe Marcello Petruzzi, è un cantautore, uno di quelli che il mainstream ci tiene nascosti, perché troppo impegnato a farci credere che l'Italia è il Paese dei Marco Carta e della musica postuma ad Amici, quella che nasce dalla costruzione di un immaginario fan-anatico per poi susseguirsi alla pedissequa idolatria in cui l'arte delle sette note è solo lo sfondo. Un disco fatto di riflessioni apparentemente leggere, capaci di danzare come la più fruibile delle canzonette, ma dal peso poetico di elevato valore e, sgorgando a fil diretto dai pensieri più intimi dell'autore, richiamano in auge quella voglia di comporre musica per liberarsi dalle inquietudini, onorare un sentimento o godere della sostanza dei contenuti. Ed è proprio l'essenza di ogni aspetto il punto portante di “Quando vieni”, un'esplosione di quotidianità racchiusa in undici tracce acustiche impreziosite da tastiere, ottoni, wurlitzer... al servizio della regina indiscussa di questo lavoro, la parola. Finalmente un esordio (in realtà solo in termini tecnici – vedi esperienza decennale con i Caboto o le collaborazioni con Franklin Delano, Christian Rainer o 4fioriperzoe n.d.a.) idoneo a deliziare con qualcosa di incomprensibilmente difficile da raggiungere, la semplicità e il buon gusto. (Giulia Palummieri)

Kdcobain, 06/2009

E' il suo primo debutto solista ma le sue esperienze musicali sono innumerevoli tra band e collaborazioni, dai Caboto ai Franklin Delano. Marcello Petruzzi, nascosto dietro il moniker 33 Ore, propone al suo pubblico un disco intimo fatto di tutta l'esperienza musicale maturata col tempo, tra influenze di ogni tipo che spaziano dal blues, al jazz, all'elettronica e al rock. "Quando vieni" offre diverse anime, da quelle più oscure e crepuscolari a quelle più emotive, per finire anche nell'ironia. Il cantautorato di Marcello Petruzzi è del tutto originale e cerca la propria vocazione nella sperimentazione, che si avverte già in "un nome", il brano che apre il disco e che gioca con derive folk ma che si spinge anche verso l'improvvisazione di "Per quando mi mancherai". "Quando vieni" è un album che strizza l'occhio agli ascoltatori dal palato ricercato, che stufi dei soliti album tutti uguali sentono il bisogno di un disco cantautorale cantato in italiano dall'anima originale. (redazione)

Kathodik, 06/2009

“Quando vieni” è il primo disco che Marcello Petruzzi, con il nickname 33Ore, pubblica a suo nome ed in italiano. Petruzzi ha un curriculum di tutto rispetto, dato che ha suonato il basso prima nei Caboto, poi ha fatto parte della formazione dei Franklin Delano, quando hanno registrato quel piccolo capolavoro che è “Come home”, partecipando anche alla tournée in Italia e negli Usa e poi ha collaborato in via estemporanea con altri artisti tra cui Nordgarden, Christian Rainer, Comfort Quartet e 4fioriperzoe , dei quali Matteo Romagnoli si è occupato della produzione artistica di “Quando vieni”. Petruzzi si è saputo muovere con i piedi giusti, dato che prima di dare alle stampe questo cd ha pubblicato un Ep, che ha giustamente trovato ottimi riscontri tra il pubblico della rete. Lo stile è un indie-pop ottimamente suonato e ricercato. Ogni brano è ben cesellato e nulla è lasciato al caso. Petruzzi ha introiettato molto bene la migliore tradizione cantautorale pop italiana, in particolare quella che va da Battisti alla generazione dei trentenni romani, passando per gli Afterhours più orecchiabili. Le ambientazioni sono spesso rilassate, con testi incentrati prevalentemente su relazioni affettive non risolte. Anche quando Petruzzi si lascia andare al noise, non forza mai la mano, mantenendo sempre un certo aplomb, dimostrando di non voler eccedere nelle sonorità più aspre, che pur dimostra di apprezzare. (Vittorio Lannutti)

Vitaminic, 07/2009

“Voglio farti scendere un momento nel mio inferno, ma non so se può bastare”. Comincia così l’esordio solista di 33ORE, su impalcature desertiche, con una voce (ed un certo dipanarsi della struttura del cantato, in tutto l’album) fortemente reminiscente di Niccolò Fabi, ma con testi e arrangiamenti che dicono tutt’altro. Come, dice bene Rocksound, Benvegnù che suona con i Karate. Il percorso di Marcello Petruzzi verso il cantautorato anni ’70 passa attraverso tutti gli anni ’90, le cui impronte digitali negli arrangiamenti di queste undici canzoni sono inconfondibili: gli echi delle progressioni del grunge, del lo-fi (Cerco una ragione), dell’alt-folk (scomodare Jeff Buckley – non per la voce, quanto per la musica – per una volta non sembra inappropriato), di tanto alternative italiano si sentono, e tanto. (Peraltro – si potrà dire “Niccolò Fabi” recensendo uno che ha suonato e suona con Franklin Delano, Caboto, 4fioriperzoe e Blake/e/e/e? – Massì.) Tra l’altro, la voce-alla-niccolofabi è il limite più grande dell’album: dipanata su linee armoniche ampie ed articolate, è onestamente intonata ma poco incisiva, ci arriva sempre ma con una certa difficoltà finendo per risultare un po’ piattina. È uno scoglio da superare, comunque, per non lasciarsi disamorare di questi arrangiamenti stupendi, curati con Matteo Romagnoli (4fioriperzoe) e impreziositi dalle tastiere di Piero Canali (già con Moltheni) e dagli archi di Nicola Manzan. È uno scoglio da superare per percorrere e ripercorrere questi undici quadri d’autore fino alle terzine dell’impeccabile Polvere, per ascoltare e riascoltare il delizioso rhodes della mesta (ma non dimessa) Ultima stella (a giudizio dello scrivente la perla dell’album), per sentirsi confortati nello scoprire che un disco così ben scritto e arrangiato è un’opera prima (per quanto solo nel senso di “primo album solista”). Un lavoro compatto che unisce testi incisivi ad architetture musicali deliziose: consideratela la riscoperta di un certo modo di fare canzoni, chiamatelo cantautorato 2.0, ma non fatevelo sfuggire. (Giorgio Busi-Rizzi)

Beat Magazine, 07/2009

"33 Ore" è il disco di debutto di Marcello Petruzzi: un musicista un terzo tarantino, un terzo livornese e un terzo bolognese.E' proprio in quest'ultima città dove Petruzzi scrive e registra "Quando vieni". Nonostante questo sia il disco di debutto del cantautore, Marcello ha già partecipato al progetto musicale dei Franklin Delano ed è stato bassista nei Caboto. Il risultato, visto il cv, sembra garantito. I testi di questo album non sono mai banali, poetici, malinconici al punto giusto e accompagnati sempre dalla giusta melodia. Belle L’ultima stella, in cui Anna aspetta la storia della sua vita che non arriva mai, e la title track Quando vieni. Uno dei migliori dischi italiani al momento. (F. B.)

Hate TV, 07/2009

Sono lieto di ammettere di aver paura di fare errori di valutazione. Intendo dire, mai che arrivi un disco e non tema di dare un giudizio troppo affrettato oppure sbagliato, ebbene questa volta mi è successo. Quando Vieni è l'esordio di 33 Ore, un progetto di cantautorato poliedrico e ancorato a un retaggio musicale italiano che spesso dimentichiamo, ma sembra di capire che negli ultimi anni per fare il cantautore bisogna rompere certi schemi. Abbiamo visto il cantautore che bercia, quello filo-blues, quello tutto-folk, quello intellettuale e tanti altri ancora che cercano di fuggire dai cliché. 33 Ore, alias Marcello Petruzzi, dopo svariati ascolti mi dà la sensazione di essere un artista molto “normale” e quindi arriva la tentazione di etichettarlo come “semplice”, “banale” o peggio ancora “ovvio”. In realtà non c'è cosa più difficile che codificare la normalità, è quasi impossibile, e una contemplazione razionale di questo disco, senza euforia ed esaltazione, ne rivela tutta la bellezza.
Prendiamo Quando Vieni su tre diversi aspetti: il personaggio, la musica e le parole. Marcello Petruzzi, già musicista in numerosi progetti tra i quali Caboto, Franklin Delano, Blake\e\e\e e 4fioriperZoe, vanta di un'esperienza senza precedenti e ancora adesso si fa in quattro per presenziare in validi progetti dell'Italia dell'indie; fare il cantautore quindi è più che altro una bizza per suonare quello che gli pare. Ci aveva già provato con lo pseudonimo A Black Ego, ma 33Ore rappresenta un'ulteriore svolta in quanto scritto, pensato e progettato in italiano, quindi un nuovo inizio, un nuovo battesimo per il mondo di Marcello Petruzzi, un mondo intimo, tappezzato di fotografie nostalgiche che guadagnano spessore nel tempo. La musica di Quando Vieni è tutt'altro che inquadrabile, salti a pie' pari fra folk-blues acustico e pop alterntivo, il risultato è un genere aggraziato, godibile, sguarnito di eccessi inadeguati, grazie anche all'apporto di validissimi collaboratori come Nicola Manzan o Pietro Canali. Purtroppo 33Ore non riesce a far scattare nell'ascoltatore quell'interruttore che ti fa pensare “Ehi, ma senti qua! Formidabile!” se non per certi momenti di ottima fattura come Diventi Nuvola, Gennaio e Polvere. L'anima delle canzoni è acustica, alla Terje NordGarden, ma non mancano risvolti rock come in Quando vieni e Uno splendido pianeta, questa molto vicina allo stile dei Tre Allegri Ragazzi Morti. Le idee buone in generale non mancano, come l'uso dell'armonica a bocca, un consapevole approccio agli effetti o il cantato diretto e melodico, però sono troppi gli episodi di vacuità, come Penisola o Gioca, che non fissano l'ascolto nella memoria. Infine le parole, che finiscono sempre per essere l'elemento più importante di ogni cantautore, fattore che ha sfavorito parecchi artisti validi specialmente agli esordi. 33Ore si barcamena in uno stato fra l'originale e lo stereotipo in cui ogni canzone riflette un ricordo personale e la sua interpretazione. Il tocco quasi autobiografico è un tratto caratteristico dei testi: nomi di donna qua e là, molte riflessioni sullo stato delle cose e molti dubbi, molti molti dubbi. Probabilmente proprio l'inquietudine riesce a permeare dagli ascolti fino a non farmi tirare fuori un giudizio risoluto. Questa mancanza apparente di certezze che sovrappone domande e risposte (il titolo del disco) contagia chi vi si avvicina. Curiosamente le canzoni di cui apprezzo maggiormente il testo sono anche quelle che ritengo migliori sotto l'aspetto musicale, cioè Cerco una ragione, Diventi Nuvola, Gennaio (le canzoni con i nomi di mese sono sempre belle, come Settembre di Sergio Cammariere) e Polvere, quale miglior modo di finire un disco se non dichiarando stoicamente “Io non ho più parole”.
La realtà è che Quando Vieni ricorda talmente tanti progetti italiani che difficile individuare artista innovativo, ma teniamo bene in mente questa lezione: solitamente i cantautori hanno successo nel modo in cui chi li ascolta riesce impersonificarsi nelle canzoni, per questo alla gente piace più Dente di Marco Parente o Fabrizio de Andrè di Ivano Fossati (tanto per citare alti e bassi). Marcello Petruzzi in questo senso non ha niente da invidiare a nessuno e potrebbe trovare un posto fra i nomi da ricordare di questo 2009. Prima però andrebbe risolta un ultima questione: non ci sono in giro forse troppi aspiranti cantautori? Io non ho più parole. (Antonio Garosi)

GQ, 09/2009

Una vera e propria rivelazione. Il disco solista di un veterano dell'underground italiano come Marcello Petruzzi, già nelle fila di Blake/e/e/e e Caboto, è quanto di più bello ci si possa aspettare. Suonato in maniera invidiabile, con una produzione essenziale quanto discreta, con testi che non potrete fare a meno di cantare in continuazione. Ma soprattutto con undici belle, bellissime, canzoni. (Federico Bernocchi)

Freakout, 09/2009

Il cantautorato indie in lingua italiana di Marcello Petruzzi, in arte 33 Ore, pugliese trapiantato a Bologna, è una bella sorpresa, e dopo un Ep del passato, intitolato "3+3", ci porta oggi 11 canzoni incise in una dimensione domestica, ma insospettabilmente molto ricche negli arrangiamenti, con testi anch'essi sofisticati e suadenti, e mentre Petruzzi fa un gran lavoro, occupandosi della composizione, e di voce, cori, chitarra, basso, tastiere, armonica, percussioni e synth, nutrita è pure la pattuglia di musicisti ospiti, che arricchiscono la gamma di strumenti e suoni utilizzati, con glockenspiel, wurlitzer, sassofono, trombone, violino e viola. 'Uno Splendido Pianeta' è il pezzo più complesso in assoluto dell'album, prossimo nella struttura al progressive italiano degli anni 70 e al pop sperimentale, mentre estremamentre efficaci in chiave pop sono soprattutto 'L'Ultima Stella' e ' Cerco una Ragione', tra i brani più narrativi: belle canzoni d'amore, non scontate. 'Diventi Nuvola' sembra un brano di psichedelia pop, tra Moltheni e Diego Mancino, e poi tanti altri frammenti di creatività soltanto abbozzati o del tutto sviluppati, con in più un uso cristallino della voce, che si rifà anche nei toni e negli accenti ai grandi nomi italiani del cantautorato pop presente, senza necessità di perderci in nomi. La chitarra acustica è sempre in primo piano accanto alla voce, e probabilmente è lo strumento base nella fase di composizione; non necessariamente questa scelta ci convince, e sostituendo in qualche occasione la ritmica acustica con altre soluzioni, il disco avrebbe potuto fare il salto definitivo verso un pop moderno e orchestrale di definitiva maturità. Il blues è un altra componente presente nell'album, ma si può dire che trattasi di un blues non tradizionale, ma piuttosto di una sobria contaminazione che si palesa ma mai troppo esplicitamente, ed il disco procede al contempo con vivacità ed intimismo quieto e rassicurante. (Fausto Turi)

Storia della Musica, 10/2009

“Quando vieni” è l’esordio discografico di 33ore, progetto solista di Marcello Petruzzi, già membro dei Caboto fino al 2007, nonché reduce di un esperienza biennale nei Franklin Delano e di una serie di collaborazioni con Christian Rainer, Comfort Quartet, 4fioriperzoe e Nordgarden.
Il disco si presenta molto ben confezionato a livello di accuratezza dei suoni e raffinatezza degli arrangiamenti. Ad una più che valida espressività stilistica corrisponde anche un discreto contenuto, soprattutto in termini di qualità compositiva e accuratezza dei testi.
La matrice fondamentale è un rock dalle venature blues e jazz, arricchito dalla presenza sempre discreta di synth, trombone, sassofono, wurlitzer, tastiere, violino e viola.
Marcello Petruzzi riesce a sottrarsi abilmente dalla tentazione di eccedere sia in superflui virtuosismi nella scrittura che in pomposi arrangiamenti e barocchismi, tanto da conferire al proprio lavoro un aspetto piuttosto semplice, intimo e quasi dimesso.
È questo il territorio nel quale il disco sembra muoversi meglio ed esprimere appieno le proprie potenzialità, mentre i tentativi di ricercatezza melodica sembrano essere tenuti in considerazione solo apparentemente, tanto da sembrare volutamente troppo secondari e quasi sempre lontani dall’obiettivo di determinare armonie veramente coinvolgenti.
In conclusione, “Quando vieni” è da considerare un discreto esordio discografico. Un lavoro abbastanza omogeneo, ben arrangiato e ottimamente suonato, per quanto non sempre completamente riuscito in alcune delle sue parti e, forse, con l’unica vera pecca di apparire molto più tecnico che emotivo. (Roberto Maniglio)

Miusika, 10/2009

33 ORE, al secolo Marcello Petruzzi, fa parte di quella specie di musicisti ormai in via d’estinzione, quella dei cantautori con il dono di farti emozionare. Sembra una cosa scontata, ma di questi tempi questa qualità sembra che sia rara come acqua nel deserto. La scuola in cui si è formato 33 Ore è quella del cantautorato di qualità, quella di Piero Ciampi e Giorgio Gaber per farla breve, quella scuola di pensiero che tanto ci manca e che era un vanto per la musica Italiana. Nel suo disco d’esordio, “quando vieni”, è riuscito a rielaborare tutte queste influenze senza scadere nei luoghi comuni e riuscendo nell’ardua impresa di creare un filo diretto con il passato, senza snaturarlo ma arricchendolo di nuove sfaccettature. Il disco è un insieme di colori, di danze e di emozioni che ti colpiscono sin dal primo ascolto e con un gioco di raffinatissime sinestesie sonore catapultano anche il più sordo tra gli ascoltatori tra i luoghi che hanno segnato indelebilmente la vita e la musica del musicista di Taranto. 33 ORE è il futuro del cantautorato made in Italy che in questi ultimi tempi sta vivendo una nuova giovinezza grazie anche a musicisti come Marcello Petruzzi e Jacopo Incani con il suo progetto IOSONOUNCANE. Un’altra scommessa vinta da Garrincha Dischi in conclusione, che dimostra dopo i The Walrus di avere un talento innato per la scoperta di nuove sonorità, naturalmente italiane. Disco consigliatissimo. (Andrea Murgia)

Music Boom, 11/2009

Marcello Petruzzi (già in Caboto e Franklin Delano) non è un personaggio qualunque, ma, piuttosto, un artista esperto che preferisce stare nelle retrovie per poi attaccare al momento più opportuno. E così ha fatto, con questo suo primo interessante album solista, Quando Vieni.
Le canzoni si distinguono per una onnipresente tonalità malinconica e delicata, tra sonorità jazzistiche, arrangiamenti ben curati (e molto azzeccati) e riferimenti al cantautorato italiano nonché agli anni ’70.
Un Nome, con il suo lento muoversi malinconico lascia spazio a L’Ultima Stella, che ci racconta dell'attesa vana di lui che non arriverà mai . Quando Vieni, con la sua tonalità più briosa e accattivante cattura subito l'orecchio, facendoci canticchiare all'infinito un testo che solo troppo tardi ci accorgiamo esser così malinconico, mentre Penisola ricorda, in alcuni passaggi, il Max Gazzè più riflessivo. Per Quando Mi Mancherai attira di nuovo l'attenzione, per il suo strano modo di suonare come un rito religioso e Uno Splendido Pianeta, con il suo ritmo più serrato, risveglia anche l’ascoltatore più distratto, ricordandoci che questa “è una vita ostile, non puoi farci niente”. Diventi Nuvola, delicata e malinconica ci culla raccontandoci di lei che preferisce la lama nel polso, Gennaio ci narra della fine di un amore, e Cerco Una Ragione esplode nei suoi dilemmi esistenziali irrisolti. A concludere il disco, infine, troviamo Gioca che lentamente, tra sonorità tendenti all'esotico, lascia spazio alla conclusiva Polvere, malinconica ninna nanna.
Quando Vieni è un disco che fa bene alla musica italiana. Onesto, semplice, diretto e ben concepito. Colpisce con la sua malinconica dolcezza, facendoci aprire la porta dell'introspezione e lasciandoci qui a riflettere su noi stessi, di fronte a un altro autunno umido e un po' grigio. (Francesco Cerisola)

Beat Bop a Lula, 11/2009

Se siete particolarmente ricettivi e avete voglia di rilassarvi sul letto mescolando i vostri pensieri alle parole di Marcello Petruzzi in arte 33Ore, raggiungerete presto uno stato distensivo piacevole. Quest’ album con caratteristiche del pop cantautoriale parte con percussioni dalle vibrazioni infinite, una linea di voce davvero inconsueta Un nome per poi appoggiarsi pochi minuti dopo su L’ultima stella di un cielo melodico colmo di chitarre acustiche brillanti e accompagnato da un organo zuccheroso.
Arrivando a Quando vieni consideriamo particolari lo stile e il garbo che contraddistinguono la voce molto pulita dell’artista di origine pugliese. Sorprendente l’atmosfera che si respira con l’utilizzo di voci sovrapposte, molto simili allo stile dei canti gregoriani Per quando mi mancherai e stupefacente il cambio repentino della sezione ritmica rock in Uno splendido pianeta .Sei corde acustiche suonate con decisione e arpeggiate con lentezza aumentano sensibilmente la nostra soglia dell’attenzione nell’ascolto di ogni nota Diventi nuvola mentre lo scroscio della pioggia raffredda i toni di una canzone scarna di dinamiche rispetto alle precedenti Cerco una ragione.
L’artista tarantino si compiace nell’utilizzo frequente delle sue voci in coro già dalle strofe e potrebbe sembrare un ottimo marchio di fabbrica se il disco dopo qualche brano spiccasse il volo cosa che non accade. Il suo long-playing continua poi con la canzone Gioca che per scelta dei toni scuri non cambia rispetto all’andamento dell’album, bensì lo fa per melodia, inserendo contaminazioni grunge e impastando il tutto con campionamenti ricercati. L’utilizzo di parole spesso ironiche completa un disco che ascoltato durante il giorno potrebbe risultare di piacevole compagnia, anche se ci sarebbe difficile inserirlo in un lettore mp3 per buttarsi con un paracadute o scendere una pista con lo snowboard. (Claudio Colombis)

Onda Alternativa, 01/2010

Dietro al progetto 33 Ore si nasconde il nome di Marcello Petruzzi, che certo non è nuovo ai cultori della scena musicale alternativa italiana: ex componente dei Caboto e tuttora membro di Franklin Delano e 4 Fiori per Zoe, solo per citare alcuni degli scenari in cui il cantautore tarantino è coinvolto. Con "Quando Vieni" Petruzzi regala 11 piccoli gioielli alla canzone d'autore italiana, costringendo anzi quasi a rivedere il concetto di canzone d'autore, poichè il suo modo di intendere la musica è improntato ad una ricerca sonora che a tratti risulta affine al jazz, uninendovi testi intimi che, a mio avviso, trovano come unico metro di paragone in Italia Paolo Benvegnù. Già il primo pezzo, "Un nome", si presenta con le atmosfere rarefatte di un folk rallentato in cui il ritmo è scandito dai tamburi, accompagnati da una chitarra che a tratti si fa disarmonica. La traccia è poi impreziosita da un sax che la rende ancor più originale; originalità che al primo ascolto sembra quasi disturbare, in quanto viene da domandarsi che mondo musicale sia quello di Petruzzi, cosi refrattario alle facili armonie fin dalla prima canzone. "L'ultima stella", nonostante le sonorità leggiadre in cui ben si distinguono le tastiere e una chitarra suonata in punta di dita, è in realtà una riflessione amara sulle debolezze di un uomo e sull'amore che molto spesso viene dato per scontato. E quindi lasciato in attesa. Musicalmente il pezzo si muove su dinamiche lounge molto rilassate, che ben si adatterebbero ad una piccola orchestra, e che valorizzano ancora i singoli strumenti dando ad un tempo la sensazione di un suono nitido ma omogeneo. Il pezzo successivo è la title track "Quando vieni"; una canzone dal ritmo scandito e singhiozzante in cui le percussioni si amalgamano efficacemente agli a una chitarra elettro-acustica che guida sullo sfondo le dinamiche del brano. Certamente, e forse proprio per questo la scelta di title track è ricaduta su di essa, "Quando vieni" risulta il pezzo più d'impatto dell'intero disco, il pezzo più "facile", che colpisce subito al primo ascolto anche grazie a un ritornello che rimane subito in testa "E mi chiedi se ho mangiato/e mi chiedi quando vieni/e mi fai che stai male/con il cuore affondato/per non aver vissuto/ come volevi tu". Segue "Penisola", soffice ballata dedicata all'Italia, in cui si nota l'eccellente orchestrazione degli archi (sapientemente suonati da Nicola Manzan, alias Bologna Violenta) con la chitarra acustica; tutto questo crea un'atmosfera nostalgica e struggente, tipica di un amore contrastato e pieno di lacune ma che non si ostina a voler finire, perchè la fine dell'amore porterebbe una ferita troppo grande e non più rimarginabile. Il tutto può essere ottimamente riassunto citando il verso finale, che si adagia perfettamente su un intarsio armonico composto unicamente dai violini : "Angeli e diavoli volano, sconfinano, poi cadono". "Per quando mi mancherai" è un pezzo dalle atmosfere rituali, in cui ciò che colpisce è la voce molto filtrata (ricorda i Tiromancino di pezzi come "E' necessario") a cui risponde un lugubre coro, proprio come se si trattasse di una nenia liturgica. Musicalmente il pezzo si muove su dinamiche jazz assai rallentate, che valorizzano la ricerca sonora, che è ancora una volta il collante dell'intero lavoro di Petruzzi. In questo contesto sorprende "Uno splendido pianeta", pezzo estremamente dinamico e "suonato", in cui i fiati e le percussioni rappresentano la base sonora, per una volta lasciando in secondo piano le chitarre: due minuti di musica che scorrono via piacevolmente e che alleggeriscono, senza svilirlo, il contenuto complessivo di "Quando vieni". La successiva "Diventi nuvola" è una splendida ballata, caratterizzata dalle note di una chitarra appena pizzicata, in puro stile blues, arricchite successivamente da un assolo di armonica, che dà al pezzo un tocco di malinconia e di indubbia originalità. Il pezzo brilla per intensità sia musicale che testuale, con versi sentiti che arricchiscono il già ricco panorama musicale del pezzo, che si chiude addirittura con un finale fatto di echi e distorsioni, raffinate dall'elettronica, che ne aumentano, se possibile, ancora di più il fascino. "Gennaio" porta l'ascoltatore dentro atmosfere ancora più intime, introdotte dallo scrosciare della pioggia accompagnato da note sottili di chitarra e un cantato mai urlato, che esalta la malinconia insita nel brano; che racconta le sensazioni dei piccoli gesti quotidiani in un Gennaio solitario.A mio parere il pezzo più bello ed emozionante contenuto in "Quando vieni". Segue "Cerco una ragione", altro pezzo soft guidato da poche semplici note di chitarra acustica, che si anima all'altezza dei ritornelli, finendo per costruire uno schema melodico orecchiabile e tipico del pezzo pop, inteso nel senso migliore del termine. Il testo è ancora velatamente malinconico e ricorda a tratti le tematiche care a Dente o a gruppi come i Tiromancino, nella loro vena più intimista. "Gioca" torna a proporre le dinamiche di ricerca sonora e musicale care a Petruzzi, con chitarre rallentate e cupe, in stile blues (ma simili anche ai Nirvana di "Come as you are" in versione acustica) che fanno da sottofondo a un testo surreale incentrato sulla tematica dell'addio e dei ricordi. Bella la parte finale del pezzo, in cui viene fuori tutta la sperimentazione sonora tipica di questo lavoro targato 33 Ore, con suoni che si amalgamano egregiamente per condurre alla fine del brano. L'ultimo pezzo è "Polvere", canzone che unisce ad arpeggi acoustic rock un testo sussurrato e lieve, quasi a voler creare una ninna nanna di saluto, tanto che a tratti sulle note di chitarra si inserisce lo xilofono, a rendere ancora più dolce ed onirica l'atmosfera: Petruzzi è bravo ad avvicinare le sensazioni del sonno, date dalla parte musicale, a quelle della morte, di cui è invece il testo a parlare ("Nessuno immagina/che un giorno come un altro/può finire il fiato/può fermarsi il cuore"). In conclusione "Quando vieni" risulta un album estremamente ben suonato e ben congegnato, che difficilmente sarà apprezzato al primo ascolto, ma che necessità anzi particolare attenzione per comprenderne le infinite sfumature sonore. Davvero un'ottima prova di esordio solista per Marcello Petruzzi, che mostra fiero tutto il suo background culturale e musicale e si candida tra le nuove leve più interessanti del panorama cantautorale italiano.Solo per chi saprà però prestargli la giusta attenzione. (Alessio Gallorini)