Piccola posta (Adriano Sofri)

Gentile primavera, precoce e traditrice. Scriviamo per ringraziarti e benedirti. Sappiamo dell’inganno. Abbiamo sentito, nel pieno del tuo fulgore, ufficiali di meteorologia e conducenti di telegiornali ammonire che eri già finita, e che non bisognava fidarsi, e a tenere a tracolla i cappotti. Un po’ come fanno gli uomini anziani con le ragazze troppo belle, troppo scollate, e che ridono forte: “Marchesina, se il mio viso ha qualche tratto avvizzito, ricordatevi che alla mia età non sarete meglio”. La marchesina corre via sulle caviglie snelle, mandando Corneille a quel paese. Noi, all’aria meridiana, in canottiera e con gli occhi chiusi, ne parliamo: siamo stati ingannati tante volte, e il sole dei mesi con la erre è insidioso. Ma, la vita, la vita. Verrà la gelata. Ma intanto, si lasciano ingannare lucertole e peschi, mandorli e rondini, e le belle ragazze: e dovremmo resistere proprio noi prigionieri di cortile? Al diavolo i meteorologi e i proverbi popolari. Facciamoci abbindolare da questa primavera che sbaglia. Molte grazie.
(Sabato 21 febbraio 1998)

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